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Ecco il sito che fa i raggi x ai parlamentari PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 16 Giugno 2009 20:58

Debutta OpenParlamento. Presenze, assenze, attività in Aula, leggi presentate: tutte le statistiche con un click

Il più ribelle, tra i deputati, è Furio Colombo. Da quando è iniziata la legislatura, dicono i numeri, ha votato il 16,5 per cento delle volte (circa un voto su sei) in contrasto con il suo gruppo, il Pd. Il senatore più presente, invece, è Cristiano De Eccher (Pdl) che divide la prima piazza con il leghista Mandell Valli: entrambi hanno preso parte a 2114 sedute, tutte tranne una. Alla Camera, invece, si distingue per assiduità Gaetano Nastri (Pdl) che si è seduto in aula 3674 volte (su un totale di 3682) per una percentuale del 99,78 per cento. A offrire questi dettagli sull’attività dei nostri rappresentanti a chiunque sia interessato e a rendere più trasparente l’attività legislativa è un sito lanciato oggi: OpenParlamento.

Fonte Corriere.it


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La Rete rettificata PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 14 Giugno 2009 12:32

Il disegno di legge sulle intercettazioni può far chiudere la Rete. Se questo succederà, la responsabilità di ciò che verrà dopo sarà del Governo e del Parlamento. La Rete è lo strumento, lo spazio, il media che ha permesso a milioni di italiani di credere a un cambiamento democratico. Di illudersi di essere cittadini e non sudditi. Senza la Rete, con le televisioni e gran parte dei giornali in mano allo psiconano e ai suoi amici piduisti e mafiosi questo Paese si avvia verso una dittattura senza controllo e dagli esiti sociali imprevedibili.
I gestori di siti informatici dovranno procedere entro 48 ore dalla richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro genere di contenuto pubblicato. Non dar corso alla richiesta da parte di blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e di chiunque sia definibile "gestore di sito informatico" avrà come conseguenza una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire. Si potrà richiedere a questo o a un altro blog, per ogni commento, per ogni video pubblicato su YouTube, per ogni fotografia, una rettifica. Più informazione pubblichi, più rettifiche puoi ricevere e dover pubblicare. Ci potrebbe essere il caso di chi invia un commento con un nickname e poi chieda lui stesso la rettifica.
E' una legge insensata e chi l'ha scritta è un analfabeta di Internet o uno che vuole metterle il bavaglio. I blog di liberi informatori come Martinelli o Byoblu chiuderanno dopo le prime multe e con loro centinaia di altri. Solo per gestire le richieste di rettifica entro 48 ore dovrei assumere 10 persone, e forse non sarebbero sufficienti. In un anno dovrei pagare probabilmente alcuni milioni di euro di multa. Una legge che non esiste neppure in Cina o in Birmania, concepita per fottere la libertà di espressione. Se passa, sarà la morte della blogosfera italiana. Se dovesse avvenire non dimenticheremo chi l'ha firmata, chi l'ha votata e chi, eventualmente, la controfirmerà. La Rete non è un ballo delle debuttanti, questi golpisti se ne accorgeranno. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

 

Fonte  Beppe Grillo Blog


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Ultimo aggiornamento Domenica 14 Giugno 2009 12:36
 
Chiuso per rettifica (disegno di legge in materia di intercettazioni) PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 12 Giugno 2009 19:55

Roma - Il Governo pone la fiducia sul discusso disegno di legge in materia di intercettazioni e la blogosfera ne fa le spese rischiando di essere "chiusa per rettifica". È questo il senso di quanto è accaduto nelle scorse ore in Parlamento, dove per effetto dell'approvazione del maxi-emendamento presentato dal Governo sta per diventare legge l'idea - di cui si è già discusso sulle colonne di questa testata - di obbligare tutti "i gestori di siti informatici" a procedere, entro 48 ore dalla richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro genere di contenuto pubblicato.

Non dar corso tempestivamente all'eventuale richiesta di rettifica potrà costare molto caro a blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e a chiunque possa rientrare nella vaga, generica e assai poco significativa definizione di "gestore di sito informatico": la disposizione di legge, infatti, prevede, in tal caso, una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire.

Tanto per esser chiari e sicuri di evitare fraintendimenti quello che accadrà all'indomani dell'entrata in vigore della nuova legge è che chiunque potrà inviare una mail a un blogger, a Google in relazione ai video pubblicati su YouTube, a Facebook o MySpace o, piuttosto al gestore di qualsiasi newsgroup o bacheca elettronica amatoriale o professionale che sia, chiedendo di pubblicare una rettifica in testo, video o podcast a seconda della modalità di diffusione della notizia da rettificare. È una brutta legge sotto ogni profilo la si guardi ed è probabilmente frutto, in pari misura, dell'analfabetismo informatico, della tecnofobia e della ferma volontà di controllare la Rete degli uomini del Palazzo.

Provo a riassumere le ragioni di un giudizio tanto severo.
L'intervento normativo in commento mira, nella sostanza, a rendere applicabile a qualsiasi forma di comunicazione o diffusione di informazioni online - avvenga essa in un contesto amatoriale o professionale e per scopo personale, informativo o piuttosto commerciale - la vecchia disciplina sulla stampa dettata con la Legge n. 47 dell'8 febbraio 1948 e, in particolare, il suo art. 8 relativo ad uno degli istituti più controversi introdotti nel nostro ordinamento con tale legge: l'obbligo di rettifica.

La legge sulla stampa, tuttavia - come probabilmente è noto ai più - costituisce una delle poche leggi vigenti scritte e discusse direttamente in seno all'assemblea costituente ormai oltre sessant'anni fa ed ha, pertanto, già mostrato in diverse occasioni un'evidente inadeguatezza a trovare applicazione nel moderno mondo dei media che poco o nulla ha a che vedere con quello avuto presente dai padri costituenti. Si tratta, per questo, di una legge che avrebbe richiesto un intervento di "aggiornamento" urgente, competente ed approfondito o, piuttosto, meritato di essere mandata in pensione dopo oltre mezzo secolo di onorato servizio. Contro ogni legittima aspettativa, invece, Governo e Parlamento hanno deciso di affidarle addirittura la disciplina della Rete ovvero della protagonista indiscussa di una delle più grandi rivoluzioni del mondo dell'informazione nella storia dell'uomo. Difficile, in tale contesto, condividere la scelta del Palazzo.

Ma c'è di più.
Sono anni che si discute ad ogni livello - nelle università, nelle aule di giustizia e, persino, in Parlamento ed a Palazzo Chigi - della possibilità e opportunità di estendere in tutto o in parte la disciplina sulla stampa e, in particolare, le disposizioni dettate in materia di obbligo di registrazione delle testate, a talune forme di comunicazione e diffusione delle informazioni online senza che, sin qui, si sia arrivati ad alcuna conclusione sicura e condivisa.

La brutta ed ambigua riforma dell'editoria introdotta con la legge n. 62 del 2001, il famoso DDL Levi ribattezzato l'ammazza blog presentato e poi ritirato, il DDL Cassinelli ovvero il "salvablog" tuttora in attesa di essere discusso alla Camera dei Deputati e la "storica" condanna dello storico Carlo Ruta per stampa clandestina pronunciata dal Tribunale di Modica in relazione alla pubblicazione del blog dello studioso siciliano sono solo alcuni dei provvedimenti e delle iniziative che hanno, negli ultimi anni, alimentato - in Rete e fuori dalla Rete - un dibattito complesso ed articolato senza vincitori né vinti. L'entrata in vigore della nuova disciplina sulle intercettazioni vanificherà e polverizzerà il senso di questo dibattito stabilendo, una volta per tutte, che la disciplina sulla stampa - o almeno una parte importante di essa - si applica a qualsiasi forma di comunicazione e diffusione di informazioni nel cyberspazio.

Difficile resistere alla tentazione di definire dilettantistica, approssimativa ed irresponsabile la scelta del legislatore che è entrato "a gamba tesa" in questo dibattito ultradecennale ignorandone premesse, contenuti e questioni e che ora rischia di infliggere - non so dire se volontariamente o inconsapevolmente - un duro colpo alla libertà di manifestazione del pensiero nel cyberspazio modificandone, per sempre, protagonisti e dinamiche.
Nel Palazzo, domani, qualcuno - nel tentativo di giustificare questo monstrum giuridico liberticida e anti-Internet - dirà che è giusto pretendere anche da blogger, gestori di piattaforme di condivisione di contenuti e titolari di qualsiasi altro tipo di sito Internet la pubblicazione di una rettifica laddove loro stessi o i propri utenti pubblichino contenuti non veritieri o ritenuti lesivi dell'altrui reputazione o onore. Libertà fa rima con responsabilità è il ritornello che sento già risuonare nel Palazzo.

Il problema non è, tuttavia, il ritornello che non si può non condividere, quanto, piuttosto, le altre strofe della canzone per restare nella metafora ovvero le modalità attraverso le quali il legislatore ha preteso di raggiungere tale ambizioso risultato. Provo a riassumere il mio punto di vista.

The web is not the press (or tv) si potrebbe dire con uno slogan e non è, pertanto, possibile né opportuno applicare ad ogni forma di comunicazione online la speciale disciplina dettata per l'informazione professionale. Dovrebbe essere evidente ma così non è. Gestire le richieste di rettifica, valutarne la fondatezza e, eventualmente, darvi seguito è un'attività onerosa che mal si concilia con la dimensione "amatoriale" della più parte dei blog che costituiscono la blogosfera e rischia di costituire un elemento disincentivante per un blogger che, pur di sottrarsi a tali incombenti e alle eventuali responsabilità da ritardo (una multa da 25 milioni di vecchie lire per aver tardato a leggere la posta significa la chiusura di un blog!), preferirà tornare a limitarsi a leggere il giornale o, piuttosto postare solo su argomenti a basso impatto mediatico, politico e sociale e, come tali, insuscettibili di "disturbare" chicchessia. Allo stesso modo, il gestore di una piattaforma di condivisione di contenuti o, piuttosto, di social networking che, per definizione, non produce le informazioni che diffonde, ricevuta una richiesta di rettifica non potrà, in nessun caso, in 48 ore, verificare con l'autore del contenuto la veridicità dell'informazione diffusa e, quindi, l'effettiva sussistenza o meno dell'azionato diritto di rettifica.

Risultato: o si doterà - peraltro non a costo zero - di una struttura idonea a pubblicare d'ufficio tutte le rettifiche ricevute o, peggio ancora, deciderà di rimuovere tutti i contenuti che formino oggetto di un altrui istanza di rettifica tanto per porsi al riparo da eventuali contestazioni circa la forma, i caratteri e la visibilità della rettifica stessa.

Sembra, in altre parole, evidente che la nuova legge produrrà quale effetto pressoché immediato quello di abbattere sensibilmente la vocazione all'informazione diffusa che ha, sin qui, costituito la forza del web come primo spazio davvero libero - o quasi-libero - di divulgazione di quello straordinario patrimonio di pensieri e notizie che, sin qui, i media professionali non hanno in parte potuto e in più parte voluto lasciar filtrare per effetto dei forti ed innegabili condizionamenti che i poteri politici ed economici da sempre esercitano sulle testate giornalistiche cartacee, radiofoniche o televisive che siano. Da domani, quindi, i nemici della libertà di informazione avranno un pericoloso strumento per far passare la voglia a tanti blogger nostrani di dire la loro ed ad altrettanti "giornalisti diffusi" di raccontare storie inedite via Facebook, YouTube o MySpace.

Ma c'è ancora di più.
Il senso dell'obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa risiede nella circostanza che in sua assenza il cittadino che si senta diffamato o avverta l'esigenza di "rettificare" un'informazione diffusa da un giornale non potrebbe farlo o meglio resterebbe esposto all'arbitrio del direttore della testata, libero di pubblicare o non pubblicare la rettifica. Non è così, tuttavia, nella più parte dei casi in Rete dove - salvo eccezioni - chiunque può pubblicare una precisazione, un commento, un altro video o, piuttosto, condividere un link su un profilo di Facebook per replicare e/o rettificare l'altrui pensiero. È questo il bello dell'informazione non professionale online ed è questa una delle ragioni per le quali l'informazione in Rete è - sebbene ancora per poco - più libera di quanto non lo sia quella tradizionale.

E per finire, dopo il danno la beffa.
Mentre, infatti, la nuova legge impone a chiunque utilizzi la Rete per comunicare o diffondere contenuti e/o informazioni gli obblighi caratteristici dei produttori professionali di informazione, continua a non riconoscergli pari diritti: primo tra tutti l'insequestrabilità di ogni contenuto informativo diffuso a mezzo Internet alla stessa stregua di un giornale. In questo modo si sarebbe, almeno, potuto dire "onori e oneri" mentre, così, l'informazione in Rete finisce con l'essere svilita ad un'attività pericolosa, onerosa e mal retribuita o, nella più parte dei casi, non retribuita affatto. Basterà la passione ad indurre i protagonisti del cosiddetto web 2.0 a resistere anche a tale ulteriore aggressione o, questa volta, getteranno la spugna consegnando la Rete ai padroni dell'informazione di sempre?

Chiediamocelo e, soprattutto, chiediamolo a chi ha voluto questa nuova inaccettabile legge ammazza-Internet.

 

Fonte  Punto Informatico


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Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Giugno 2009 20:03
 
Rischio della censura su Internet in Europa. Un appello all'azione PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 02 Maggio 2009 05:37

Se avete a cuore Internet e il possibile controllo futuro dell'accesso ai vostri contenuti e servizi preferiti online, è utile cercare di capire quello che il Parlamento Europeo sta per approvare al riguardo nei prossimi giorni, se nessuno di noi fa qualcosa per evitarlo.

Il 5 maggio, infatti, il Parlamento Europeo metterà ai voti un pacchetto di nuove regole (il cosiddetto Pacchetto Telecom), che può consentire ai provider internet europei di scegliere tra opzioni pre-impostate di modalità d'accesso alla rete e di suo uso. I provider Internet vi diranno DOVE andare e COSA usare online, la qual cosa rappresenta la fine dell'essenza del Web che abbiamo conosciuto fino ad oggi.

Nel presente articolo potete trovare una valutazione di dettagli del Pacchetto Telecom, di alcune delle sue possibili conseguenze, e quali azioni è possibile intraprendere per scongiurare il rischio che le peggiori conseguenze accadano.

Se avete a cuore Internet e le meravigliose opportunità che offre a ciascuno di noi, vi invito caldamente a leggere attentamente questo articoo e a valutare voi stessi cosa è meglio fare per evitare che questo Pacchetto Telecom diventi una legge ufficiale.

Ecco i dettagli:

 

1. Cosa vogliono applicare. Il Pacchetto Telecom

L'Internet che conosciamo è a rischio, a causa delle nuove norme EU (Pacchetto Telecom) che al momento sono nella seconda lettura della fase parlamentare.

Secondo le nuove norme proposte, i provider di banda larga potranno limitare legalmente il numero di siti web che potete guardare e dirvi se vi è concesso o no utilizzare servizi particolari. Il tutto verrà mascherato come "nuove opzioni per il consumatore", tra le quali i cittadini possono scegliere.

Alle persone verranno offerti pacchettii come quelli delle TV ad abbonamento - con un numero limitato di opzioni per l'accesso.

Questo significa che Internet verrà segmentato in pacchetti e che le vostre possibilità di accedervi e inserirvi contenuti potrebbero essere sensibilmente limitate. Questo produrrà "confezioni di accessibilità Internet", la qual cosa stona col modo in cui oggi concepiamo l'accesso alla rete.

Oggi la rete permette scambi tra persone che non possono essere controllati né "facilitati" da intermediari di sorta (leggi: lo stato o una corporation). Questa possibilità migliora la vita dei cittadini, ma costringe l'industria a una perdita di potere e a un minor controllo.

E così i provider di accesso internet hanno imparato che, controllando l'accesso, possono controllare tutto lo sviluppo della società dell'informazione.È per questo che stanno spiungendo perché questi cambiamenti entrino in vigore.

Il pretesto è quello della promozione della competizione, dell'offerta agli utenti di promozioni che si adeguino meglio al loro comportamento su Internet e, attraverso la collaborazione con settori interessati alla promozione di contenuto legittimo (ossia, l'industria dell'intrattenimento), del controllo di flusso di musica, film e contenuto multimediale contro la presunta pirateria risultante dall'uso gratuito e libero del filesharing P2P.

Tuttavia, le vere vittime di questo progetto saranno tutti gli utenti Internet e l'accesso democratico e indipendente all'informazione e ai beni culturali...


2. Le conseguenze per tutti noi

Pensate al modo in cui usate Internet! Cosa significherebbe per voi se il libero accesso da internet vi fosse tolto?

Al giorno d'oggi, Internet è vita e libertà. Ci potete far shopping, prenotare biglietti per il cinema... vacanze, potete imparare tante cose, cercare lavoro, contattar ela banca e commerciare. Potete fari un sacco di cose divertenti - fisare appuntamenti, chattare, spedire inviti, ascoltare musica, intrattenervi, scherzare e avere anche una Seconda Vita. È uno strumento che serve per esprimersi, per collaborare, innovare, condividere, stimolare nuove idee commerciali, raggiungere nuovi mercati - vivere senza mediatori.

 

Sentite cosa dice discriminazione della rete e del modo in cui potrebbe inficiare l'apertura di Internet.

Parla degli Stati Uniti… ma lo stesso potrebbe aversi in Europa, nel caso dovesse passare il Pacchetto Telecom come è adesso, senza emendamenti.

Pensate: qual è il vostro URL? A meno che non si abbia il vostro URL compreso nel loro "pacchetto" di siti web consentiti - le persone non potranno trovarvi. Questo può significare che non potranno comprare da voi, registrarsi sul vostro sito, o anche solo vedere se siete online. La vostra azienda non riuscirà a trovare fornitori di nicchia - né potrete confrontare i prezzi. Semmai riuscite a guadagnare qualcosa con la pubblicità sui vostri siti, i vostri introiti diminuiranno.

Certo, Amazon e pochissimi altri non avranno grandi problemi, saranno sicuramente inclusi nei pacchetti. Ma la vostra pubblicità Google o di altro servizio di advertising, diventerà sempre più insensata.

Skype potrebbe essere bloccato. (In Germania, il suo uso su iPhone è già vietato). Le piccole aziende potrebbero sparire, soprattutto le aziende specializzate, di nicchia o artigianali.

Se non facciamo qualcosa adesso - potremmo perdere l'uso aperto e libero di Internet. La nostra libertà (di scelta dell'informazione, del mercato, della cultura, dei modi di divertirsi) sarà menomata.

 

3. Il valore delle nostre opinioni e dei nostri voti

Dite al Parlamento Europeo di votare contro l'accesso condizionato a Internet!

Ricordate loro che che hanno bisogno del vostro voto a giugno e che Internet al momento ancora ci dà gli strumenti per essere vigili e per giudicare il loro operato!

Dovete sapere che non siete soli: centinaia di organizzazioni lavorano sul da farsi e migliaia di persone hanno già contattato i loro rappresentanti parlamentari per metterli al corrente di quanto sta succedendo.

Sul sito web di scambioetico potete anche trovare già alcune lettere di risposta.


4. Quello che i nostri politici vogliono approvare

Le proposte dell'Unione Europea recano un rischio enorme per il nostro futuro. Stanno per diventare legge - e allora sarà effettivamente impossibile tornare indietro.

La gente (anche gli stessi membri del Parlamento che stanno esaminando le proposte in questione) non sembra comprendere a pieno le implicazioni e i cambiamenti legali che sono nascosti in qualcosa che viene chiamato «Pacchetto telecom», nome che spinge le persone a credere che si tratti di qualcosa che riguarda solo l'industria. Ma quel che è celato l pubblico sguardo è che alcune rettifiche riguardano il modo in cui in futuro funzionerà Internet.

Si sta depennando il testo che riguarda i vostri diritti di accesso e di distribuzione di contenuto, i servizi e le applicazioni. E il testo che dovrebbe sostituirlo dice che i provider di banda larga devono informarvi di tutte le limitazioni, o restrizioni, al vostro accesso.

Versioni alternative utilizzano la parola «condizioni» - come se fosse seria la proposta di informarvi sulle condizioni d'uso dei servizi internet. L'uso di questa parola è teso a far sembrare migliore il testo - sotto la maschera della "trasparenza" - senonché, è chiro che indichi che il provider di banda larga avrà il diritto legale di limitare il vostro accesso o di imporre condizioni, altrimenti perché dovrebbero parlarvi delle condizioni d'uso?

Se il Pacchetto telecom. verrà accolto così come è adesso, i cambiamenti non saranno reversibili.


5. Come dobbiamo rispondere

È in gioco Internet nel suo complesso! Bisogna agire adesso per salvarlo!

  • Chiedete ai vostri leader politici e ai rappresentanti al Parlamento Europeo di supportare Internet libero e aperto, di far sì che restrizioni e limitazioni siano decise solo da una sentenza giudiziaria e di mantenere il divieto sul monitoraggio della rete.
  • Esigete che ai provider di accesso Internet sia richiesto di offrire un servizio aperto e senza discriminazioni.
  • La promozione della crescita e della competizione dell'economia europea non dovrebbe andare a svantaggio dei diritti del cittadino e della partecipazione democratica.
  • Non è possibile avere un welfare equo se Internet non rimane libero e aperto.
6. Gli strumenti per rispondere

Cliccate qui per trovare una spiegazione tecnica, di Monica Horten, articolo per articolo, della proposta di legge ial vaglio: leggendola, potrete verificare con i vostri stessi occhi quello che sta succedendo.

La Coalizione per la libertà di Internet ha, tra le altre cose, spedito diverse lettere ai parlamentari europei (MEP), presentando una spiegazione degli articoli controversi.

Come suggerito da La Quadrature, potete:
  • Mandare una email, scrivre o telefonare al vostro rappresentante ai vostri parlamentari europei MEP - Cercate il link sul loro sito.
  • Utilizzare questa lettera come modello, se volete
  • Anche personalizzare la lettera e includervi informazioni che attireranno l'attenzione dei MEP, costringendoli a prenderne nota e ad agire di conseguenza. (Non dovete essere aggressivi, altrimenti non vi sarà prestata attenzione).
  • A questo link potrete inviare queste raccomadnazioni direttamente a tutti i parlamentari, (hacktivistas) Credetemi, riceveranno il vostro scritto sicuramente e sicuramente sentiranno una certa pressione.
  • Iscrivervi a questo gruppo Facebook
  • Inviare questa pagina a tutti quelli che sapete possano intraprendere un'azione
  • Continuare ad informarvi: la nostra disinformazione è la loro arma, dobbiamo esserne consapevoli
Altre risorse:
  • Fac-simile della lettera per i parlamentari europei (click)
  • Indirizzi mail di tutti i parlamentari europei, ordinati per paese (click)
  • Wiki "Political Memory" - Monitora e registra i voti dei parlamentari UE.
  • La Quadrature Du Net - Info e risorse (click)
Fonte: Robin Good blog

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Ultimo aggiornamento Sabato 02 Maggio 2009 05:42
 
Chi lo ha costruito, l'ospedale San Salvatore dell'Aquila? PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 09 Aprile 2009 13:57

Tutti gridano allo scandalo, e giustamente, perché quell'ospedale, finito di costruire e inaugurato alla fine degli anni '90, è venuto giù come un fuscello. Un'ala è completamente crollata, mentre il resto della struttura è stata dichiarata inagibile al 90 percento, mentre le autoambulanze continuavano a scaricare proprio lì decine di feriti.

Il crollo hanno causato la morte di due bambini ricoverati in pediatria.

I lavori di costruzione dell'ospedale sono iniziati nel 1972, trentasette anni fa. Per ultimarlo, dunque, ci sono voluti quasi trent'anni.

La spesa prevista era di 11 miliardi e 395 milioni di lire, la capienza di 1.100 posti.

Poi, mano a mano che il tempo passava, i posti letti previsti nel progetto originale, si sono ridotti a d essere 560. Un bel risparmio?
No di certo, perché quasi alla fine dei lavori l'ospedale sarà costato circa 164 miliardi di lire. Cioé circa 84.698.931 (leggasi più di ottantaquattro milioni di euro e mezzo).

L'Ospedale di cardiochirurgia che Emergency ha costruito a Khartoum (questo) è costato 12 milioni. Chiavi in mano. Attrezzature biomedicali comprese. Utile sapere però che sia le strutture che i biomedicali cardiochirurgici sono quanto di più caro esista in chirurgia.
Per costruire quell'ospedale (in Africa, nei pressi del deserto, non vicino ad un centro cittadino europeo) ci sono voluti meno di tre anni. I primi scavi erano partiti nell'ottobre 2004, l'ospedale si è inaugurato nel marzo del 2007. E, a detta di tutti i tecnici che lo hanno visto e toccato, e di tutti i chirurghi che ci han lavorato, quell'ospedale, con i suoi pannelli solari per l'energia, i suoi sistemi di filtraggio dell'aria e le altre tecnologie impegate, è uno dei più belli del mondo.
Dicevamo che l'ospedale San Salvatore, quasi alla fine dei lavori, era costato 84,7 milioni di euro. Quasi alla fine perché per finire i lavori ce ne sono voluti altri 16. Totale, quasi 101 milioni di euro. Nove volte di più di uno dei centri di cardiochirurgia migliori al mondo.

Una inchiesta parlamentare, che risale al 2000, che è anche l'anno in cui il San Salvatore fu inaugurato, aveva messo in rilievo «l'irrazionalità e l'obsolescenza dell'impianto costruttivo, la scarsa qualità dei materiali impiegati oltre all'enorme dispersione dei percorsi orizzontali».

Come dire, si sapeva tutto fin dal giorno dell'inaugurazione del San Salvatore.

Ma chi ha consegnato "chiavi in mano" quel catorcio assassino di ospedale alla Asl dell'Aquila? Una piccola ditta di costruzioni, poco nota al pubblico e alle cronache: l'Impregilo.

Cioé la più importante azienda di costruzioni italiane, quella stessa che apre il suo sito con la frase "il progresso, la più grande delle nostre opere", che nel 2007 ha chiuso con un fatturato di 2.627 miliardi di euro e con un risultato di 131.2 milioni.
Una azienda che ha tra i suoi consiglieri di amministrazione persone del calibro di Beniamino Gavio (Società iniziative Autostradali), Andrea Novarese (Gemina Spa), Giuseppe Piaggio e Claudio Cominelli, che sono anche consiglieri di amministrazione della Atlantia (la ex Autostrade Spa) del gruppo Benetton. In Atlantia Piaggio e Cominelli siedono di fianco a Alberto Clò, che a sua volta è consigliere della Italcementi, che vede nel consiglio di amministrazione anche Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. Oltre a loro, nel consiglio di amministrazione siede anche Nicola Fallica, a sua volta consigliere di amministrazione della Immobiliare Lombarda della famiglia Ligresti.

Il gotha delle costruzioni, dunque, gestisce Impregilo, che è la stessa azienda che sta costruendo l'alta velocità tra Milano e Napoli e tra Torino e Venezia. Quella stessa che sta ammodernando (come ha ammodernato l'ospedale San Salvatore?) la Salerno-Reggio Calabria, per cui ha appena chiesto un prolungamento di tre anni per la consegna dei lavori.
Quella stessa a cui il governo vorrebbe affidare i lavori per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina e delle nuove centrali nucleari.
Quella stessa che aveva in gestione, attraverso la Fibe, il processo di smaltimento dei rifiuti della regione Campania.
Per contratto, i lavori di costruzione dell'inceneritore di Acerra, sarebbero dovuti terminare nel 2003. Sono finiti nel 2009, con sei anni di ritardo. Sei anni che sono costati centinaia di milioni di Euro e la disperazione degli abitanti della Campania, sommersi dai rifiuti.

Fu l'Impregilo, dunque, a consegnare l'ospedale San Salvatore alla azienda sanitaria de L'Aquila. Quell'ospedale, l'altroieri, ha ucciso.

 

Fonte Peace Reporter


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Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Aprile 2009 14:02
 
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Clouds

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Quattrochiacchere
Informazioni in diretta da Quattrochiacchere
  • Internet: presto online i programmi per PC
    Siamo a un punto di svolta nel cyberspazio della rete: nel giro di cinque anni ben l'80% delle operazioni al computer non si faranno più servendosi dei software installati nel pc di casa ma attraverso il 'cloud computing', una "nuvola di risorse informatiche", applicazioni, programmi di calcolo e scrittura, di immagazzinamento dati e molto altro, che sarà disponibile online, fornita da provider di vario tipo.
    [url=http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new....
  • Re: Gli ISP inglesi bloccano alcuni siti BitTorrent?
    Grande zovin.....bentornato...... Facciamo la ola

    La notizia non mi piace  Pollice verso , disaccordo, ma per i bucanieri del peer-to-peer non penso che la chiusura di qualche sito li spaventi.
  • Gli ISP inglesi bloccano alcuni siti BitTorrent?


    La Gran Bretagna ha iniziato una guerra aperta contro il file sharing illegale. Dopo la relazione di qualche giorno fa, che indicava nella fine del 2009 la data entro cui far calare il P2P del 70%, il governo inglese ha introdotto una serie di misure antipirateria.

    Inizialmente saranno previsti degli avvisi agli utenti accusati di scaricare, mentre in una seconda fase potrebbe essere negato lÂ’accesso ai siti che permetto...
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    ll sogno di molte, la quotidianeità delle più fortunate: avere sempre unghie belle, perfette, curate, non è facile, soprattutto per le donne che sono ogni giorno alle prese con faccende domestiche, pargoli da accudire ed anche quelle che lavorano, sono davanti al pc e le unghie lunghe diventano un problema. Ecco perchè all'occorrenza ci si rivolge all'estetista per farsì che le nostre un...

Notizie flash

MySpace consegna i predatori sessuali
Roma - Sono 90mila i nomi dei predatori sessuali consegnati da MySpace alle autorità: serviranno a due procuratori generali per dimostrare che le reti sociali online pullulano di soggetti pericolosi, e che i fornitori del servizio non li sanno allontanare.

I nomi sono stati consegnati nel corso del più recente atto dell'annosa indagine condotta dai procuratori generali degli States nei confronti del portalone. I procuratori, convinti che online si aggirino orde di malintenzionati che agiscono al solo scopo di circuire netizen indifesi, si erano rivolti a MySpace già nel 2007. Con una richiesta informale avevano domandato a MySpace di comunicare i nomi di coloro che fossero stati condannati per un qualsiasi reato a sfondo sessuale: avevano ottenuto in cambio la sola cancellazione dei profili dei pregiudicati. I procuratori avevano accusato MySpace di aver assunto un comportamento troppo sbilanciato verso la tutela della privacy, noncurante della "sicurezza degli adolescenti". Ma i procuratori non si sono rassegnati, e alla richiesta informale hanno fatto seguire un atto ufficiale che costringesse MySpace a testimoniare.
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