| Sul P2P, RIAA calpesta la Costituzione? |
| Scritto da Administrator | |
| Venerdì 31 Ottobre 2008 22:06 | |
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Roma - Gli avvocati e i rappresentanti delle major della musica farebbero bene a consultare i loro astrologhi e cartomanti: una qualche configurazione stellare non è loro favorevole. Nuovi problemi arrivano dagli USA, con professori di Ivy League e giudici di lungo corso che criticano la linea tenuta in questi anni nel corso di vari processi che tirano in ballo la condivisione di file protetti. L'accusa? RIAA si muove in modo incostituzionale. Negli ennesimi strascichi di un caso che vede contrapposte le major musicali a Joel Tenenbaum, all'epoca dei fatti contestati un minorenne, il professor Charles Nesson della facoltà di Legge di Harvard ha presentato una memoria difensiva che pone in dubbio la costituzionalità della norma su cui si basa l'intero castello accusatorio dei detentori dei diritti: il Digital Theft Deterrence and Copyright Damages Improvement Act del 1999. Secondo il professore, esisterebbe una sproporzione eccessiva tra il valore di mercato di un singolo brano (che su iTunes Store vale 99 centesimi, altrove anche meno) e la somma minima prevista dalla legge come risarcimento: 750 dollari per canzone, che salgono a 150mila dollari nel caso l'infrazione venga commessa intenzionalmente. Troppo ampio, secondo Nelson, il divario tra le due cifre per configurare un reato da gestire con rito civile: ed è proprio qui che si gioca la partita secondo l'accademico. La possibilità di vedersi comminare con rito civile risarcimenti potenzialmente milionari, secondo Nelson costituisce materia di incostituzionalità per la legge in oggetto: se al reato contestato si applicasse il codice penale all'accusato spetterebbero garanzie diverse, sia sul piano formale che sul piano pratico. Dovrebbe ad esempio venire giudicato da una giuria di suoi pari, al contrario di quanto avviene oggi con un singolo giudice che opera una scelta basandosi unicamente sulle proprie valutazioni. Ci sarebbero insomma gli estremi per dichiarare violati almeno due emendamenti della Carta statunitense, il quinto e l'ottavo, con conseguente annullamento di tutti i procedimenti collegati alla memoria difensiva presentata. Fonte Punto Informatico
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| Ultimo aggiornamento Sabato 01 Novembre 2008 16:52 |
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| MySpace consegna i predatori sessuali |
| Roma - Sono 90mila i nomi dei predatori sessuali consegnati da MySpace alle autorità : serviranno a due procuratori generali per dimostrare che le reti sociali online pullulano di soggetti pericolosi, e che i fornitori del servizio non li sanno allontanare. I nomi sono stati consegnati nel corso del più recente atto dell'annosa indagine condotta dai procuratori generali degli States nei confronti del portalone. I procuratori, convinti che online si aggirino orde di malintenzionati che agiscono al solo scopo di circuire netizen indifesi, si erano rivolti a MySpace già nel 2007. Con una richiesta informale avevano domandato a MySpace di comunicare i nomi di coloro che fossero stati condannati per un qualsiasi reato a sfondo sessuale: avevano ottenuto in cambio la sola cancellazione dei profili dei pregiudicati. I procuratori avevano accusato MySpace di aver assunto un comportamento troppo sbilanciato verso la tutela della privacy, noncurante della "sicurezza degli adolescenti". Ma i procuratori non si sono rassegnati, e alla richiesta informale hanno fatto seguire un atto ufficiale che costringesse MySpace a testimoniare. |
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, ma per i bucanieri del peer-to-peer non penso che la chiusura di qualche sito li spaventi. 

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