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Venerdì 23 Gennaio 2009 20:45 |
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Roma - L'Isola di
Man, paradiso fiscale per aziende, miliardari e banche off-shore, ha sfornato una proposta: una licenza volontaria collettiva per retribuire l'industria dei contenuti con un piccolo contributo da parte dei fruitori della connettività broadband.
Il piano, reso noto nei giorni scorsi e di cui ora si conoscono nuovi particolari direttamente per bocca del ministro Ron Berry, prevede una vera e propria legalizzazione del file sharing dietro il pagamento di una "tassa" nominale di un euro all'anno, in cambio della quale gli utenti otterrebbero la possibilità di condividere i brani musicali senza il rischio di finire sulla lista nera di RIAA né delle altre organizzazioni di rappresentanza delle etichette discografiche.
Certo se ci si limita a un contesto locale e si prendono in considerazione gli 80mila abitanti scarsi dell'isola-nazione, il ricavo per le major è ben poca cosa rispetto all'attuale valore del business musicale, ma il ministro Tim Craine dice che "se prendi un euro all'anno da milioni di persone, allora qui si tratta di un bel po' di introiti".
Le autorità dell'Isola di Man vorrebbero insomma portare avanti una prospettiva più generale, proponendo una maglia legale applicabile a tutti i paesi e che fosse capace di chiudere, per il bene delle major e degli utenti, la crociata dell'industria contro i condivisori. L'idea prevede inoltre la possibilità di un opt-out per quei netizen non interessati a finanziare la raccolta di ricavi per le etichette discografiche.
Si tratta, continua Craine, di una proposta iniziale che va arricchita con le idee delle parti chiamate in causa, e anche il minuscolo balzello di 1 euro/anno è una misura indicativa passibile di modifiche e rimaneggiamenti. Modifiche che potrebbero comunque non essere sufficienti a convincere l'industria della bontà delle intenzioni delle istituzioni di Man.
Nel solo Regno Unito (di cui l'isola non fa comunque parte), infatti, il business musicale vale 1 miliardo di sterline: se ognuno dei circa 16,5 milioni di proprietari di una connessione a banda larga dovesse pagare un misero euro, i ricavi aumenterebbero di ben poca cosa rispetto alla perdita del controllo sui contenuti dettato dalle attuali, stringenti e inefficaci norme sul copyright.
Discussioni scaturiscono infine da un coinvolgimento così diretto di istituzioni governative in quello che dovrebbe essere soprattutto un affare tra privati, tra provider ed etichette discografiche. A giustificarlo sarebbe a ogni modo la scarsa propensione al compromesso messa in mostra dall'industria, che preferisce proseguire sulla strada della persecuzione legale o della pressione sugli ISP piuttosto che scendere a patti con la realtà di un P2P che ha preso inesorabilmente il sopravvento.
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Venerdì 23 Gennaio 2009 20:33 |
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Roma - È lo strumento attraverso cui il worm Conficker sta mietendo grossa parte delle sue vittime. Approfittando di una banale distrazione, spinge gli utenti a cliccare sull'icona sbagliata eseguendo così il suo codice malevolo: il risultato è una infezione che non si riesce a debellare, nonostante la cura esista da un pezzo. E il problema è che le istruzioni per disabilitare l'Autorun, lo strumento buono trasformato in arma cattiva, erano sbagliate: o forse no.
A segnalarlo è stato il CERT, il team statunitense del Department of Homeland Security che si occupa di sicurezza informatica: inserendo all'interno di una chiavetta o di un CD un apposito file Autorun.inf opportunamente realizzato si può spingere il malcapitato di turno ad eseguire involontariamente del codice indesiderato. La soluzione è, ovviamente, disabilitare l'Autorun: il problema è che le procedure per farlo parrebbero essere inefficaci.
Il CERT descrive due diversi modi per tentare di bloccare l'esecuzione automatica all'atto dell'inserimento di un CD o del collegamento di una periferica esterna di archivio. In entrambi i casi occorre andare a modificare una voce del registro di sistema, Autorun e NoDriveTypeAutorun: in entrambi i casi, tuttavia, la procedura illustrata dal sito Microsoft sembrerebbe non avere gli esiti sperati. Per questo l'ente a stelle e strisce ha elaborato un workaround, vale a dire un metodo alternativo per risolvere il problema.
Il problema, in realtà , sarebbe limitato alle macchine che montano Windows 2000, Windows XP e Windows 2003 Server. Per i più recenti Vista e 2008 Server, infatti, Microsoft ha da tempo rilasciato un aggiornamento automatico che risolve il problema consentendo di disabilitare l'Autorun. Per tutti gli altri è invece necessario installare manualmente una patch che corregge il problema: patch che è presente da tempo, ma che evidentemente era sfuggita al CERT.
Microsoft, da parte sua, non ha potuto fare altro che segnare la patch in questione all'ente USA, che ha provveduto ad aggiungere un update al termine del suo bollettino.
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Fonte Punto Informatico Leggi 0 Commento/i... |
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Scritto da Administrator
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Mercoledì 21 Gennaio 2009 20:27 |
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Single di tutta Italia unitevi. La notizia gira da qualche giorno - ed è anche mediamente intuibile - ma rifletterci non fa male. Chi è single spende, per gli acquisti alimentari, il 60% in più rispetto alla media delle famiglie italiane. E spreca molto più della media.
Il dato è stato messo nero su bianco dalla Coldiretti, che ha elaborato un quadro sulla base dei dati Istat relativi ai consumi delle famiglie. Ecco la descrizione - affatto rosea per chi vive da solo:
La spesa media per alimentari e bevande di un single è di 300 euro al mese, superiore di oltre il 60% rispetto ai 186 euro al mese destinati alla tavola da ogni singola componente di una famiglia tipo italiana formata da in media da 2,5 persone
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La classifica delle responsabilità è la seguente: carne (62 euro), ortofrutta (59 euro), pane, pasta e derivati dai cereali (49 euro), latte, yogurt e formaggi (41 euro), bevande (28 euro), pesce (25 euro), zucchero, caffé (23 euro), olii e grasi (13 euro).
In Italia, i single sono - per l’Istat - circa 6 milioni, oltre un quarto del totale, e negli ultimi anni tendono ad aumentare con tassi superiori al 5%. Vi abbiamo detto come risparmiare sul matrimonio, no? (Scritto da una di quelle che l’Istat classifica come “singleâ€).
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Fonte Guadagno Risparmiando
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Gennaio 2009 20:45 |
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Scritto da Administrator
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Mercoledì 21 Gennaio 2009 20:05 |
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Roma - Chi attinge alle risorse musicali condivise in rete investe nell'intrattenimento molto più denaro di coloro che si crogiolano nelle hit da classifica e nelle passioni musicali che coltivano fin dall'infanzia. Il P2P incoraggia i netizen a scoprire nuova musica e nuovi artisti, stimola interessi a curiosità . E sospinge l'utente a comprare cultura di cui prima ignorava l'esistenza.
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Scritto da Administrator
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Mercoledì 21 Gennaio 2009 20:01 |
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Roma - Il maggiore provider danese si è sentito investito della responsabilità di tenere i propri utenti lontani dalla Baia dei Pirati. L'incumbent TDC, che serve la maggior parte dei netizen danesi, non ha ricevuto alcuna prescrizione dalle autorità : semplicemente, non intende correre alcun rischio.
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